Colonne Romane

Colonne Romane

Via Colonne 36-42. (Apri la mappa)

Descrizione

Le Colonne Romane sono il simbolo di Brindisi: in cima al rialzo che guarda il porto si alza una colonna di marmo di quasi 19 metri, rimasta sola dopo il crollo della gemella. Già nel Trecento le due colonne erano lo stemma della città.

La colonna superstite è di marmo proconnesio, alta 18,74 metri: una base di oltre 4 metri, otto rocchi sovrapposti, il capitello e, in cima, un ultimo blocco ornato da tre fasce di fregi. Il capitello è il pezzo più bello: quattro divinità e otto tritoni tra foglie d'acanto, con busti di dei pagani che fanno da telamoni.

Quello in cima è una copia. Il capitello originale, smontato durante il restauro fra il 1996 e il 2002, è esposto in una sala di Palazzo Granafei-Nervegna, a pochi passi, dove lo si può guardare da vicino.

Sul piedistallo si legge un'iscrizione che ricorda la ricostruzione della città da parte del protospatario Lupo, probabilmente nel IX secolo, dopo la distruzione portata dai Saraceni.

Chi le abbia erette, e quando, resta un enigma. Gli storici locali, con molta fantasia, le attribuirono a Ercole, padre del mitico fondatore della città, a Silla o a Traiano. I marmi diversi e i pezzi di reimpiego fanno pensare piuttosto a una sistemazione tarda, forse bizantina.

Per secoli si è detto che segnassero la fine della Via Appia, ma è un'idea degli eruditi del Settecento. Altrettanto improbabile è che fossero un faro. Guardano l'imboccatura del porto, e furono innalzate per celebrare qualcosa o qualcuno, forse con due statue di bronzo in cima.

Si pensa che le due colonne di piazza San Marco a Venezia, davanti al molo principale della città, siano una copia medievale di quelle di Brindisi.

Il 20 novembre 1528, dopo un forte terremoto, una delle due colonne crollò, e i pezzi rimasero a terra per oltre un secolo. Poi la peste del 1657 risparmiò la Terra d'Otranto, e Lecce volle ringraziare il suo patrono, Sant'Oronzo, con un monumento.

Il sindaco di Brindisi offrì i resti della colonna caduta, ma il suo successore, dando voce ai cittadini, si rifiutò di consegnarli. Ci volle un ordine del viceré di Napoli, nel 1659. Nel 1666 Giuseppe Zimbalo innalzò a Lecce la colonna di Sant'Oronzo, con i rocchi e il capitello brindisini rilavorati.

Da non perdere
• Capitello con divinità e tritoni.
• Capitello originale a Palazzo Granafei-Nervegna.
• Iscrizione sul piedistallo.

Lo sapevi?
• Durante la Seconda guerra mondiale la colonna fu smontata pezzo per pezzo, per salvarla dai bombardamenti.
Tour e biglietti da EUR 335 Vedi i tour